Quello che è inspiegabile nella posizione dei leader europei sull’attacco israeliano all’Iran (e che dimostra l’incredibile mediocrità di questa classe dirigente) è questo:
Se davvero Israele sta facendo “il nostro lavoro sporco”, se davvero è l’Iran il paese che causa maggiore instabilità nella regione allora perché non ci sono i nostri aerei e i nostri droni nei cieli iraniani? Perché non armiamo Israele come l’Ucraina? E perché invitano alla descalation se un secondo prima hanno detto che Israele sta tagliando la testa del serpente?
Perché se bombardare l’Iran nel mezzo di negoziati, uccidendo il capo negoziatore con uno dei primi missili, era la cosa giusta da fare, quegli stessi leader europei una settimana fa parlavano solo di diplomazia e non si sognavano nemmeno di ipotizzare azioni militari?
Perché se Merz, Macron e Von Der Leyen sono sinceri in questi giorni, una settimana fa non minacciavano l’Iran di distruzione dal cielo se non avesse abbandonato il programma nucleare?
La risposta, temo, è che non erano sinceri una settimana fa e non lo sono oggi. Sono scialuppe in balia della corrente, sballottati di qua e di là da forze più grandi loro. La sensazione di panico di un istante - il terrore dei leader deboli di finire dalla parte sbagliata della storia - basta per fargli abbandonare un pilastro decennale della diplomazia europea. Sono nel panico di fronte all’imprevedibile Trump, l’immortale Netanyahu, l’inarrestabile Putin. Persino Zelensky è in grado di manipolarli (quasi) a piacimento (salvo che poi il suo lavoro viene disfatto da leader che gli europei temono ancora di più).
Sembra che questo si avvia a diventare il secolo europeo delle umiliazioni. Speriamo solo sia meno sanguinoso di quanto fu, 150 anni fa, quello cinese